Gastronomia. Le parole che (non) ti ho detto
Slow Food ha chiesto a un campione molto vario di personaggi di rispondere a una semplice domanda: “Cos’è per te la gastronomia?”
Le risposte sono diverse e vogliamo riportarne qui alcune, non necessariamente le più belle o le più interessanti o significative, “perché”, come dice la redazione di Slow, la rivista Slow Food, “ognuno ha la sua definizione, ognuno ha la sua gastronomia”.
Iniziamo con il più lapidario:
Antonio Cherchi
Ex Presidente Slow Food Emilia-Romagna. Autore del libro Savor – Trentasette ricette tipiche modenesi, note e meno note, descritte e filmate dall’inizio alla fine, in una sorta di “scuola di cucina della tradizione”.
La gastronomia è l’arte del metabolismo
Il più stakanovista:
Moreno Cedroni
Chef patron dei locali Madonnina del pescatore di Senigallia, il Clandestino di Portonovo e di Anikò di Senigallia, è uno degli chef italiani più innovativi nella cucina italiana.
La gastronomia per me è come mia moglie: amica, compagna, un tutto ricco di mille sfumature. La gastronomia è lavoro, è divertimento, è sacrificio, è gioia. Facendo cucina e gastronomia noi creativi abbiamo il compito di spingere la ricerca al massimo. Ciò mi porta talvolta ad avere “ansie da prestazione”, ma mi permette anche di esplorare continuamente nuove frontiere del gusto.
Il più tradizionale:
Maura Biancotto
Direttore dell’Albergo dell’Agenzia a Pollenzo, 4 stelle, un’antica dimora dell’ottocento che mantiene intatti gli elementi originali. All’interno, il Ristorante Garden che utilizza prodotti legati al territorio e di altissima qualità.
Per me la gastronomia è il profumo delle pietanze che la mia famiglia cucinava nell’osteria dove sono cresciuta. Piatti straordinari e territoriali che mi hanno fatto scegliere il lavoro del mio futuro. Oggi gastronomia vuol dire difendere la tradizione, i prodotti della terra e il paesaggio. Grazie alla gastronomia l’Italia diffonde un turismo moderno, fatto di cultura e monumenti, ma anche di locali all’avanguardia che promuovono i grandi prodotti dell’agricoltura italiana.
Il più filosofico:
Federico De Cesare Viola
Critico gastronomico e giornalista del Sole 24 Ore, cura la pagina di approfondimento di enogastronomia della testata, l’inserto Cibo di Repubblica.
La buona gastronomia, oggi, deve esprimersi all’intersezione perfetta tra piacere, etica, memoria, salute. Deve saper raccontare una storia e un luogo, la sua gente e le radici, attraverso il cibo: il ristorante non è più solo il palco per chef one man band, ma per un’orchestra di produttori, contadini e clienti consapevoli.
La cucina deve promuovere l’identità, l’orgoglio e la diversità, geografica e culturale. E deve essere temeraria: capace, cioè, di prendersi rischi e di esplorare.
Il più familiare:
Luis Sepulvelda
Scrittore, sceneggiatore e giornalista di origine cilena, naturalizzato francese. è tutt’ora uno degli autori più amati dagli italiani. Uno dei suoi racconti più famosi è La storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare.
Gastronomia è l’arte
di sedersi a tavola in buona compagnia
e godersi la conversazione,
il pane e il vino.
Il più poetico:
Rolando Belardoni
Ex studente dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzola, oggi laureato con la tesi “Turismo e gastronomia nel territorio aurunco”.

La gastronomia è una scelta. È una necessità, più o meno recondita, dell’ uomo. È buon umore, per chi non conosce la felicità. È dolore, turbamento, insoddisfazione. È sterco di vacca maleodorante asciugato al sole. È una canzone, una promessa, un desiderio, una scommessa. È il marmo scolpito dal sudore del tempo. È guardarsi dentro, soli, e poi sedersi ad ascoltare. È mettersi a correre per inseguire un aquilone che scompare. È una mano, un piede, un orecchio, un fondo di bottiglia, un vetro rotto, una vecchia bicicletta. È la luna in fondo all’aia, un campanile, una bella chiacchierata. È il vento che arrossisce, un altro giorno che finisce, una risata.
Fonte: rivistaslow.it/editoriale/che-cose-per-te-gastronomia/




